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giovedì 22 aprile 2010

Meno 20 giornii a...............


INDOVINA CHI VIENE A CENA??

Ieri, classica per fortuna giornata tranquilla, ore 19.00 squilla il telefono è il caro amato adorato Gennaro che con voce dolce suadente e carina mi fa' amore stasera vengo a mangiare da te con i miei genitori che sono appena arrivati a Roma!!!!
panico!!!!!!!
e mo' che faccio? capirai padre giudice madre notaio famiglia della Napoli bene ossignore ma non c'è mai pace tra gli ulivi????? 5 minuti netti e il menù è fatto, pero'.... oddio che tavolo gli lascio quello d'angolo o quello appartato? cazzo non ho piu' divise pulite!! mi devo sedere con loro o seguire di persona la preparazione dei loro piatti? Il dolce!!!!!!!!!!!!! che dolce gli faccio devo stupirli ma con qualcosa di semplice e buono pensa, pensa, pensa, lampo di genio baba' al rum.

Nonostante la cucina napolentana rivendichi questo buonissimo dolce come proprio, in realta'il baba' è originario della Polonia e puo' vantare persino natali regali. L'inventore del famossissimo baba' è infatti il re o meglio lo zar di Polonia Stanislas Leczynsky che essendo un gran gourmet si dilettava ad inventare sempre nuovi piatti. Sembra che il sovrano non amasse particolarmente il Kugelhupf un dolce tipico polacco che egli trovava troppo asciutto anche se veniva servito accompagnato da una salsa a base di vino Madera zucchero e spezie, lo trovava talmente asciutto che nemmeno lo mangiava. La storia racconta che un giorno Stanislas, stufo dello stucchevole dolce, l'abbia scaraventato dallìaltra parte della tavola,dove per caso si trovava una bottiglia di rhum il dolce liquore rovesciandosi sul baba' emano' un profumo tale che lo zar dopo averlo assaggiato se ne innamoro' e essendo un appassionato etttore de "Le mille e una notte" lo chiamo' ali baba' come un famoso personaggio di questi racconti. Dalla corte del sovrano il Baba' venne esportato poi in Francia, a Parigi con il solo nome di baba' e da qui fu' poi esportato a Napoli dai cosidetti "Monsu'" che prestavano i loro servizi presso le nobili famiglie partenopee.

Ingreienti

Per l'impasto
150 gr di burro
250 gr di farina
70 ml di latte
25 gr di lievito di birra
un pizzico di sale
5 uova
50 gr di zucchero

Per la bagna
1/2 litro di acqua
500 gr di zuchero
2 bicchieri di rhum
1 stecca di cannella
3 cucchiai di confettura di albicocche

Preparazione
Con un terzo della farina fare un panetto sciogliere il lievito di birra in 2 3 cucchiai di acqua tiepida e amalgamarlo alla poca farina lavorare la pasta con le mani rendendola liscia metterla su di un piatto infarinato a lievitare per circa 40 minuti. Quando si gonfia metterla in una bowl versarvi le uova il burro a temperatura ambiente e amalgamare con le dita, aggiungere la restante farina lo zucchero e il sale ottenuto un impasto morbido sbatterlo per piu' volte nella bowl fino a quando presentera' delle bolle lasciarlo nello stesso recipiente a lievitare per ulteriori 40 minuti. Quando è cresciuto metterlo nelle formelle unte di burro ( 6 cm di diametro e 5/6 di altezza) riempire le formelle per meta' far lievitare di nuovo per circa 30 40 minuti infornare nel forno gia' caldo a 180° per 15 minuti circa. Sfornarli e lasciarli raffreddare. Nel frattempo preparate lo sciroppo facendo bollire per un paio di minuti l'acqua con la stecca di cannella toglierla e versarci lo zucchero bollire per ulteriori 10 minuti versarci il rhum una volta pronto versateci i baba' che impregnandosi del liquido aumenteranno di volume. Fate sciogliere la confettura in un pentolino conun cucchiaio di acqua e spennellateci i baba'.

La cena è stato un successo il dolce non parliamone la gentil signora mi ha detto che era la prima volta in assoluto che mangiava un baba' cosi' buono tenete presente che ho servito questa prelibatezza su un vassoio d'argento con tutti intorno dei petali di rose bianche cristallizzati e con un "Demerara port morant 1974 sherrywood 30 years"
P.S. sempre la signora mi ha confidato un segreto
i baba' si mangiano rigorosamente con le mani
Buon Appetito
Fabio&Gennaro

mercoledì 17 febbraio 2010

La pastiera della suocera

Ricordate della valigia di verdure? La mattina dopo l’arrivo di tutto quel ben di Dio trovo il mio dolce amore che fa colazione con caffè e una pastiera napoletana a dir poco magnifica. Gli faccio :” e quella da dove è uscita? “. E mi dice, con l’aria più naturale di questo mondo, che gliela aveva data la madre e che se ne era scordato (bugiardo!! Voleva mangiarsela tutta lui visto che dice sempre che come la fa la sua adorata mamma non riesce a farla nessuno!! ). Mi disse che se ne era ricordato la mattina sentendo un intenso odore di cannella e di acqua di Napoli nell’aria. Contravvenendo alle mie perenni abitudini feci colazione mentre lui non la finiva più di dire quanto era buona, che la pasta frolla era meravigliosa, che era il suo dolce preferito, bla bla bla bla. Alchè, non potendo fare il benché minimo commento, perché in effetti quel dolce era perfetto, decisi di passare all’azione e con il preciso compito di, se non superare, almeno eguagliare cotanta bontà. Mi feci dare la ricetta precisa dalla mia adorata suocera, comprai tutti gli ingredienti e iniziai la preparazione. Mi fate compagnia?




Ingredienti per la pasta frolla dolce
3 uova
500 gr di farina
200 gr di zucchero
200 gr di strutto o di burro
La buccia grattugiata di un limone
Preparazione
Su un tavolo disporre la farina e lo zucchero a fontana con al centro il burro ammorbidito, i 3 tuorli d’uovo e la buccia grattugiata del limone con una forchetta sbattere le uova al centro della fontana incorporando poco alla volta la farina il burro e lo zucchero.
Quando gli ingredienti saranno amalgamati, lavorare la pasta rapidamente senza impastarla, ma soltanto pressandola fino a quando il colore sarà diventato uniforme. La pasta frolla non và lavorata troppo per non farle perdere la friabilità.
Far riposare l’impasto almeno una mezz’ora con un panno bagnato e strizzato.
Ingredienti per il ripieno
700 gr di ricotta di pecora
500 gr di grano
600 gr di zucchero
Un limone
50 gr di cedro candito
50 gr di arancia candita
50 gr di zucca candita
100 gr di latte 30 gr di burro o strutto
5 uova intere
2 tuorli
Una bustina di vaniglia
2 cucchiai di acqua di fiori d’arancio
Un pizzico generoso di cannella in polvere

come si cuoce il grano

Prima di tutto procuratevi del grano a chicchi, preferibilmente tenero, va bene anche quello duro. lasciatelo in una terrina per 3 giorni e ricordatevi di cambiare l'acqua al mattino e alla sera. Poi scolatelo e sciacquatelo con acqua corrente e, quando è ben pulito, mettetelo a cuocere. per 500 gr. di grano è sufficiente una pentola con 5 litri d’acqua, a fiamma alta fino alla bollitura. Abbassate quindi la fiamma e continuate la cottura per circa un’ora e mezza senza mai girarlo. A cottura ultimata salarlo a piacere e scolarlo. Per preparare i dolci di grano, ovviamente, il sale non va aggiunto. Questa cottura è valida per la preparazione di tutte le ricette a base di grano. Il grano cotto può essere conservato in frigorifero per una settimana circa. Al momento di utilizzarlo, per preparare la ricetta desiderata, portate l’acqua in ebollizione, immergetevi il grano e fatelo bollire per circa 5 minuti.

Preparazione

-Versate in una casseruola il grano cotto il latte, il burro e la scorza grattugiata di 1 limone; lasciate cuocere per 10 minuti mescolando spesso finché diventi crema.

-Frullate a parte la ricotta, lo zucchero, 5 uova intere più 2 tuorli, una bustina di vaniglia, un cucchiaio di acqua di fiori d'arancio, e un pizzico di cannella (facoltativo)

-Lavorare il tutto fino a rendere l'impasto molto sottile. Aggiungere una grattata di buccia di un limone e i canditi tagliati a dadi. Amalgamare il tutto con il grano.

-Prendete la pasta frolla fatta da voi e distendete l'impasto allo spessore di circa 1/2 cm con il mattarello e rivestite la teglia (c.a. 30 cm. di diametro) precedentemente imburrata, ritagliate la parte eccedente, ristenderla e ricavarne delle strisce.

-Versate il composto di ricotta nella teglia, livellatelo, ripiegate verso l'interno i bordi della pasta e decorate con strisce formando una grata che pennellerete con un tuorlo sbattuto.

-Infornate a 180 gradi per un'ora e mezzo finché la pastiera non avrà preso un colore ambrato; lasciate raffreddare e, prima di servire, spolverizzate con zucchero a velo.

P.S. Una volta cucinata la pastiera, può essere conservata in frigo anche per 4-5 giorni. La nostra finì il giorno dopo.
A quanto pare era come quella di mammà!!.